Dal 12 agosto 2026 entreranno in applicazione nuovi requisiti europei per gli imballaggi a contatto con alimenti contenenti PFAS. Il riferimento principale è il Regolamento UE 2025/40, noto come PPWR, che introduce limiti specifici per queste sostanze negli imballaggi food contact. Il regolamento è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale UE il 22 gennaio 2025, è entrato in vigore l’11 febbraio 2025 e si applicherà dal 12 agosto 2026.

I limiti da considerare sono tre: 25 ppb per singola PFAS, 250 ppb per la somma delle PFAS e 50 ppm per PFAS totali, incluse le PFAS polimeriche. Gli imballaggi a contatto alimentare immessi sul mercato dopo il 12 agosto 2026 dovranno rispettare questi valori.

Per le aziende, il tema non riguarda solo la scelta dei materiali, ma anche la gestione della filiera: fornitori, coating, adesivi, inchiostri, materiali riciclati, certificati di analisi, documentazione tecnica e controlli di laboratorio.

Cosa cambia dal 12 agosto 2026 per gli imballaggi a contatto alimentare?

Dal 12 agosto 2026, gli imballaggi destinati al contatto con alimenti non potranno essere immessi sul mercato se contengono PFAS in concentrazioni pari o superiori ai limiti previsti dal PPWR.

Il Regolamento UE 2025/40 introduce un cambio importante per tutta la filiera del packaging alimentare. Non si parla più soltanto di riciclabilità, riduzione degli imballaggi o sostenibilità ambientale, ma anche di controllo delle sostanze presenti nei materiali.

Per le aziende che producono, trasformano, importano o utilizzano imballaggi destinati al contatto con alimenti, questo significa dover verificare per tempo la conformità dei materiali utilizzati.

Il tema interessa in particolare:

  • produttori di carta, cartone, film plastici e materiali accoppiati;
  • converter e stampatori;
  • fornitori di coating, rivestimenti, adesivi e inchiostri;
  • aziende alimentari che utilizzano packaging primario o secondario a contatto con il prodotto;
  • importatori e distributori di imballaggi destinati al mercato europeo.

Il punto centrale è semplice: dal 12 agosto 2026 non sarà sufficiente dichiarare che un imballaggio è conforme. Sarà necessario poter dimostrare attraverso dati tecnici, controlli analitici e documentazione aggiornata.

Quali sono i limiti PFAS previsti dal PPWR?

Il PPWR prevede tre limiti principali per gli imballaggi a contatto con alimenti: 25 ppb per singola PFAS, 250 ppb per la somma delle PFAS e 50 ppm per PFAS totali, incluse le PFAS polimeriche.

Il regolamento specifica che il limite di 25 ppb riguarda ogni PFAS misurata con analisi mirata, escludendo le PFAS polimeriche dalla quantificazione. Il limite di 250 ppb riguarda invece la somma delle PFAS misurate con analisi mirata, dove applicabile anche con degradazione preliminare dei precursori. Il limite di 50 ppm riguarda le PFAS includendo anche quelle polimeriche.

Un aspetto importante riguarda il fluoro totale. Se il fluoro totale supera 50 mg/kg, il regolamento prevede che produttori, importatori o utilizzatori a valle possano dover fornire prova della quantità di fluoro misurata come contenuto PFAS o non-PFAS, ai fini della documentazione tecnica.

Per maggiori informazioni puoi leggere anche la nostra guida: ISO 20999 e PFAS: guida completa al fluoro totale e alle analisi nei materiali 

Quali imballaggi e componenti possono essere coinvolti?

Il requisito riguarda gli imballaggi a contatto con alimenti, ma il controllo può coinvolgere anche singoli componenti del sistema di packaging.

Il rischio PFAS non riguarda soltanto il materiale principale dell’imballaggio. In molti casi può essere necessario valutare anche trattamenti superficiali, rivestimenti, adesivi, inchiostri, barriere funzionali e materiali riciclati.

Tra i materiali e componenti da considerare possono rientrare:

  • carta e cartone destinati al contatto con alimenti;
  • film plastici;
  • materiali accoppiati;
  • coating e rivestimenti barriera;
  • adesivi;
  • inchiostri;
  • materiali riciclati;
  • packaging per alimenti grassi, caldi, umidi o da asporto.

Il punto operativo è che la valutazione non dovrebbe fermarsi al packaging finito. In molti casi è necessario risalire alla composizione dei materiali e ai processi utilizzati lungo la filiera.

Perché la filiera deve prepararsi prima della scadenza?

La filiera deve prepararsi prima della scadenza perché la conformità richiede tempo: servono mappatura dei materiali, richiesta di documenti ai fornitori, analisi di laboratorio e aggiornamento della documentazione tecnica.

Questo passaggio è particolarmente importante per le imprese che gestiscono molti materiali, fornitori esteri, packaging personalizzati o imballaggi con trattamenti funzionali. In questi casi, il tempo necessario per raccogliere dati, verificare certificati e programmare eventuali test può essere significativo.

Prepararsi in anticipo consente di:

  • individuare i materiali più critici;
  • evitare blocchi nella fornitura;
  • gestire in modo ordinato eventuali sostituzioni;
  • ridurre il rischio di non conformità;
  • aggiornare la documentazione tecnica prima dell’entrata in applicazione dei requisiti.

Le dichiarazioni “PFAS free” dei fornitori sono sufficienti?

Le dichiarazioni dei fornitori sono utili, ma da sole non sempre bastano. Per una verifica solida servono dati analitici, metodi di prova, limiti di quantificazione e riferibilità al materiale effettivamente fornito.

Una dichiarazione “PFAS free” può essere un primo elemento documentale, ma dovrebbe essere accompagnata da informazioni più complete.

In particolare, l’azienda dovrebbe verificare che i certificati o le dichiarazioni riportino almeno:

  • materiale o codice prodotto analizzato;
  • data dell’analisi;
  • laboratorio che ha eseguito il test;
  • metodo analitico utilizzato;
  • limiti di rilevabilità o quantificazione;
  • elenco delle sostanze ricercate;
  • riferimento al lotto o alla famiglia di materiali;
  • eventuale presenza di materiali riciclati o trattamenti superficiali.

Il rischio, altrimenti, è avere una dichiarazione generica non pienamente collegata al materiale realmente utilizzato nella produzione o nel confezionamento.

Come si può verificare la conformità degli imballaggi a contatto alimentare?

La conformità si verifica attraverso una combinazione di controllo documentale, analisi dei materiali e interpretazione tecnica dei risultati.

Non tutti gli imballaggi hanno lo stesso livello di rischio. Per questo è utile impostare un percorso ordinato, partendo dalla mappatura dei materiali e dalla classificazione delle priorità.

Una verifica può includere:

  • analisi mirate su specifiche PFAS;
  • screening su materiali critici;
  • approfondimenti su coating, adesivi, inchiostri e rivestimenti;
  • valutazione dei certificati di analisi forniti dalla filiera;
  • controllo della documentazione tecnica;
  • interpretazione dei risultati rispetto ai limiti previsti dal PPWR.

Il ruolo del laboratorio è importante non solo per produrre il dato analitico, ma anche per aiutare l’azienda a leggere correttamente il risultato e capire se sono necessari ulteriori approfondimenti.

Cosa succede alle scorte e agli imballaggi già prodotti?

Gli imballaggi a contatto alimentare immessi sul mercato dopo il 12 agosto 2026 dovranno rispettare i limiti PFAS previsti dal PPWR.

La Guidance della Commissione Europea chiarisce che il PPWR non prevede un periodo transitorio per l’esaurimento delle scorte prodotte prima del 12 agosto 2026. Gli imballaggi a contatto alimentare immessi sul mercato prima di tale data possono rimanere sul mercato e non devono essere ritirati, mentre quelli immessi sul mercato dopo il 12 agosto 2026 dovranno rispettare i limiti. La stessa Guidance specifica anche che non sono previste eccezioni per gli imballaggi contenenti materiale riciclato.

Per le aziende questo significa che la gestione delle scorte deve essere pianificata con attenzione. Non basta sapere quando un materiale è stato prodotto: è necessario valutare quando viene immesso sul mercato e quale documentazione è disponibile per dimostrarne la conformità.

Quali azioni dovrebbe avviare subito un’azienda?

Un’azienda dovrebbe iniziare subito da tre attività: mappare gli imballaggi a contatto alimentare, richiedere documentazione aggiornata ai fornitori e programmare analisi sui materiali più critici.

Una checklist operativa può includere:

  1. Mappare tutti gli imballaggi destinati al contatto con alimenti.
  2. Identificare materiali, componenti e fornitori potenzialmente critici.
  3. Verificare la presenza di coating, barriere, adesivi, inchiostri e materiali riciclati.
  4. Richiedere dichiarazioni e certificati di analisi aggiornati.
  5. Controllare che i documenti riportino metodo, data, LOQ e laboratorio.
  6. Programmare test sui materiali più esposti al rischio.
  7. Aggiornare la documentazione tecnica interna.
  8. Definire un responsabile qualità/regulatory per la gestione delle evidenze.
  9. Pianificare eventuali sostituzioni o richieste di chiarimento ai fornitori.
  10. Gestire scorte e nuovi ordini in vista del 12 agosto 2026.

Questa attività è particolarmente utile per evitare verifiche last minute, che potrebbero generare ritardi, blocchi nelle forniture o difficoltà nel reperire dati completi dalla filiera.

Perché il tema riguarda anche la conformità MOCA?

Il tema PFAS riguarda anche la conformità MOCA perché gli imballaggi a contatto alimentare devono garantire sicurezza, controllo dei materiali e documentazione tecnica adeguata.

Nel contesto dei materiali e oggetti a contatto con alimenti, la conformità non riguarda solo il prodotto finito, ma anche la capacità dell’azienda di dimostrare che i materiali utilizzati sono controllati e coerenti con il quadro normativo applicabile.

Per questo, le analisi PFAS devono essere viste come parte di una gestione più ampia della conformità MOCA, che comprende:

  • valutazione dei materiali;
  • controllo dei fornitori;
  • analisi di laboratorio;
  • tracciabilità documentale;
  • aggiornamento delle evidenze tecniche;
  • gestione del rischio lungo la filiera.

In questo scenario, il dato analitico diventa uno strumento essenziale per prendere decisioni tecniche, documentare la conformità e prevenire criticità.

Come Chimicambiente può supportare le aziende?

Chimicambiente può supportare le aziende nella verifica analitica dei materiali, nel controllo dei packaging e nella valutazione tecnica dei risultati rispetto ai requisiti applicabili.

Chimicambiente è un laboratorio di analisi ambientali e dei materiali che opera da oltre 15 anni e offre, tra i servizi del settore materiali, analisi materiali, test REACH e RoHS, test MOCA/Packaging, test antimicrobici e test di efficacia disinfettanti. Il laboratorio è accreditato ACCREDIA n. 00618 Testing in conformità alla norma UNI CEI EN ISO/IEC 17025:2018.

Per le aziende coinvolte nella filiera degli imballaggi a contatto alimentare, Chimicambiente può affiancare il controllo dei materiali, la definizione del percorso analitico e la lettura dei risultati in relazione al rischio PFAS e alla conformità MOCA/Packaging.

Qualora la vostra azienda non abbia ancora avviato le verifiche, Chimicambiente può affiancarvi con un percorso di analisi e controllo sui materiali, con risultati disponibili in 5 giorni lavorativi.

FAQ

Da quando si applicano i nuovi limiti PFAS negli imballaggi alimentari?

I nuovi limiti PFAS previsti dal PPWR per gli imballaggi a contatto con alimenti si applicano dal 12 agosto 2026. Il Regolamento UE 2025/40 è entrato in vigore l’11 febbraio 2025 e le sue disposizioni si applicheranno dal 12 agosto 2026.

Quali sono i limiti PFAS previsti dal PPWR?

I limiti principali sono 25 ppb per singola PFAS, 250 ppb per la somma delle PFAS e 50 ppm per PFAS totali, incluse le PFAS polimeriche. Questi limiti sono indicati nell’articolo 5 del Regolamento UE 2025/40.

Il divieto riguarda tutti gli imballaggi?

Il requisito specifico sui PFAS riguarda gli imballaggi a contatto con alimenti. Tuttavia, la verifica può coinvolgere diversi componenti del sistema di packaging, come carta, cartone, film plastici, coating, adesivi, inchiostri, materiali accoppiati e materiali riciclati.

Le dichiarazioni PFAS free dei fornitori sono sufficienti?

Le dichiarazioni dei fornitori sono utili, ma dovrebbero essere supportate da dati analitici aggiornati. È importante verificare metodo di prova, limiti di quantificazione, data del test, laboratorio che ha eseguito l’analisi e riferibilità al materiale effettivamente utilizzato.

Cosa deve fare un’azienda che utilizza packaging alimentare?

Un’azienda dovrebbe mappare gli imballaggi a contatto alimentare, identificare materiali e componenti a rischio, richiedere certificati aggiornati ai fornitori e programmare analisi sui materiali più critici. Questa attività consente di arrivare preparati alla scadenza del 12 agosto 2026.

Dove si trova Chimicambiente?

Chimicambiente ha sede legale a Este, in provincia di Padova, e sede operativa a Vicenza, in Via dell’Economia 62.

Cosa fa Chimicambiente?

Chimicambiente è un laboratorio specializzato in analisi ambientali e analisi dei materiali. Tra i servizi del settore materiali rientrano test MOCA/Packaging, test REACH e RoHS, analisi materiali, test antimicrobici e prove di efficacia disinfettanti.

Chimicambiente può supportare le aziende per le analisi PFAS su packaging e materiali?

Sì. Chimicambiente può affiancare le aziende nel percorso di analisi e controllo dei materiali, con particolare attenzione alla verifica dei packaging, alla conformità MOCA e alla gestione del rischio legato ai PFAS lungo la filiera.

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