Il 30 settembre 2026, ad Arcore, si terrà l’incontro “REACH & CLP: il futuro ha inizio”, dedicato all’evoluzione della normativa europea sulle sostanze chimiche e alle conseguenze operative per le aziende.
Tra gli interventi in programma, Giovanni Mitaritonna, Responsabile delle Soluzioni Tecniche sui Materiali presso Chimicambiente, approfondirà una problematica specifica nell’ambito del Regolamento REACH: la restrizione dei PFAS nel settore tessile e non solo.
Il contributo, dal titolo “Determinazione del TOF secondo la norma ISO 20999:2026 ed eventuale approfondimento PFAS secondo la EN 17681”, analizzerà il rapporto tra screening del fluoro e ricerca mirata delle sostanze per- e polifluoroalchiliche. L’obiettivo è chiarire quali informazioni possono fornire i diversi approcci analitici, quali sono i loro limiti e come costruire un percorso di verifica coerente con il materiale, il prodotto e il requisito normativo applicabile.
Il tema assume particolare rilievo per produttori, importatori, brand, responsabili qualità e operatori delle filiere tessile, moda, calzatura e dei materiali tecnici, chiamati a valutare non soltanto le dichiarazioni dei fornitori, ma anche la presenza di trattamenti, coating e componenti potenzialmente contenenti sostanze fluorurate.
In sintesi
Dal 10 ottobre 2026 entreranno in applicazione specifici limiti europei per PFHxA, sali e sostanze correlate in alcune categorie di tessili, abbigliamento, accessori e calzature destinati al pubblico. La ISO 20999:2026 permette di misurare il fluoro totale come screening preliminare, ma non identifica i PFAS presenti. Quando il risultato o il profilo di rischio del materiale richiedono un approfondimento, occorre ricorrere ad analisi mirate secondo la EN 17681.
Quali PFAS sono già soggetti a restrizioni nel settore tessile?
Nel settore tessile esistono già restrizioni europee relative a specifiche sostanze e gruppi di PFAS, anche se la proposta di restrizione dell’intera famiglia è ancora oggetto del procedimento previsto dal Regolamento REACH.
PFOA, PFOS, PFHxS e diversi acidi perfluorocarbossilici a catena lunga sono già interessati da disposizioni europee nell’ambito del Regolamento REACH o del Regolamento POP. A queste misure si aggiunge il Regolamento (UE) 2024/2462, che ha inserito nell’Allegato XVII del REACH una nuova restrizione relativa a PFHxA, suoi sali e sostanze correlate.
Il quadro non deve quindi essere interpretato come un unico “divieto PFAS” applicabile nello stesso modo a ogni sostanza e prodotto. Ogni disposizione può prevedere:
- sostanze e strutture chimiche comprese nel campo di applicazione;
- limiti differenti;
- specifiche categorie di articoli;
- date di applicazione diverse;
- deroghe o periodi transitori;
- modalità particolari di valutazione della concentrazione.
La prima attività dell’azienda deve essere quindi normativa: individuare la restrizione applicabile al prodotto e soltanto dopo definire il piano analitico.
Cosa cambia dal 10 ottobre 2026 per tessili, abbigliamento e calzature?
Dal 10 ottobre 2026 non potranno essere immessi sul mercato o utilizzati, oltre determinate concentrazioni, PFHxA, suoi sali e sostanze correlate in alcune categorie di prodotti destinati al pubblico.
Il Regolamento (UE) 2024/2462 stabilisce, per il materiale omogeneo, un limite di 25 ppb per la somma di PFHxA e dei suoi sali e di 1.000 ppb per la somma delle sostanze correlate al PFHxA. La prima fase di applicazione interessa, tra gli altri, tessili, cuoio, pellicce e pelli utilizzati nell’abbigliamento e nei relativi accessori destinati al pubblico.
La restrizione interessa inoltre le calzature destinate al pubblico, la carta e il cartone utilizzati come materiali a contatto con alimenti, le miscele destinate al pubblico e alcuni prodotti cosmetici. Per altre applicazioni sono previste date successive o condizioni specifiche.
Gli articoli e le miscele già immessi sul mercato prima del 10 ottobre 2026 beneficiano della deroga prevista dal regolamento. La data di produzione, però, non coincide necessariamente con quella di immissione sul mercato: questo aspetto richiede una verifica puntuale della posizione del prodotto nella filiera.
La restrizione riguarda tutti i PFAS presenti nei tessili?
La restrizione che entrerà in applicazione nell’ottobre 2026 non vieta indistintamente tutti i PFAS nei tessili, ma riguarda il PFHxA, i suoi sali e le sostanze correlate definite dal Regolamento (UE) 2024/2462.
È quindi necessario distinguere questa misura dalla proposta europea di restrizione più ampia dei PFAS, presentata nell’ambito del Regolamento REACH e ancora sottoposta al processo di valutazione scientifica e socioeconomica.
La proposta generale adotta un approccio per gruppo, finalizzato a considerare un numero molto ampio di sostanze fluorurate e di applicazioni industriali. Finché il procedimento non sarà completato e non verrà adottato il relativo atto normativo, non può però essere trattata come un divieto generale già in vigore.
Per le aziende tessili questo significa lavorare su due livelli: conformarsi alle restrizioni già applicabili o prossime all’applicazione e, contemporaneamente, preparare la filiera a uno scenario regolatorio più esteso.
Perché i PFAS possono essere presenti nei prodotti tessili?
I PFAS sono stati utilizzati nei prodotti tessili soprattutto per conferire proprietà funzionali difficili da ottenere con trattamenti tradizionali, come idrorepellenza, oleorepellenza e resistenza alle macchie.
I materiali potenzialmente più esposti comprendono tessuti tecnici, abbigliamento outdoor, dispositivi di protezione, membrane, coating, laminazioni, calzature e accessori sottoposti a trattamenti superficiali.
La presenza può derivare non soltanto dal tessuto principale, ma anche da:
- membrane e film polimerici;
- rivestimenti e finissaggi;
- stampe e trattamenti superficiali;
- colle, adesivi e componenti plastici;
- accessori e parti funzionali;
- contaminazioni legate a processi o impianti condivisi.
Di conseguenza, l’analisi di un campione composito potrebbe non essere sufficiente a individuare la parte responsabile della presenza rilevata. Il regolamento PFHxA, inoltre, esprime i limiti rispetto al materiale omogeneo, rendendo importante la corretta separazione e caratterizzazione dei componenti.
Cosa determina la ISO 20999:2026?
La ISO 20999:2026 definisce un metodo per determinare la quantità totale di alogeni, inclusi fluoro, cloro, bromo e iodio, presenti nei prodotti tessili mediante combustione e cromatografia ionica, C-IC.
La norma è applicabile ai materiali combustibili che compongono un prodotto tessile, come fibre, tessuti, componenti plastici, coating e legno. Durante la prova, il campione viene combusto; gli alogeni liberati vengono raccolti in una soluzione e successivamente quantificati mediante cromatografia ionica.
Nel contesto dei PFAS, il dato maggiormente considerato è quello relativo al fluoro totale. La prova risponde però a una domanda preliminare:
uanto fluoro è presente complessivamente nel materiale?
Non risponde invece alla domanda:
quali PFAS sono presenti e in quale concentrazione?
Per un approfondimento generale sul funzionamento della norma e sulla distinzione tra fluoro totale e PFAS specifici è possibile richiamare internamente la guida già pubblicata da Chimicambiente: “ISO 20999 e PFAS: guida completa al fluoro totale e alle analisi nei materiali”.
La ISO 20999 determina il TOF?
La ISO 20999 determina il fluoro totale nell’ambito della misurazione degli alogeni totali, non esclusivamente il TOF, cioè il fluoro organico totale.
Questa distinzione deve essere mantenuta soprattutto nei documenti tecnici e nelle dichiarazioni di conformità:
- TF, Total Fluorine: comprende complessivamente il fluoro rilevato nel campione;
- TOF, Total Organic Fluorine: riguarda il fluoro associato a composti organici;
- EOF, Extractable Organic Fluorine: considera la frazione organica fluorurata estraibile;
- PFAS target: identifica e quantifica singole sostanze comprese nel metodo analitico.
Un risultato positivo secondo ISO 20999 può derivare da PFAS, da altre sostanze organiche fluorurate oppure da fonti inorganiche di fluoro. Per questo il dato non può essere automaticamente confrontato con un limite espresso per uno specifico PFAS.
Un valore elevato di fluoro totale dimostra una non conformità?
Un valore elevato di fluoro totale segnala la presenza di composti fluorurati e può rendere necessario un approfondimento, ma non dimostra da solo il superamento di un limite relativo a PFHxA, PFOA o ad altri PFAS specifici.
Questo è uno dei passaggi più delicati nell’interpretazione dei risultati. I limiti del Regolamento (UE) 2024/2462 riguardano la somma di PFHxA e dei suoi sali e la somma delle sostanze correlate al PFHxA. Il fluoro totale rappresenta invece un parametro aggregato, che può comprendere sostanze non interessate da quella specifica restrizione.
Un risultato basso può ridurre la probabilità di una presenza rilevante, ma la sua idoneità a escludere una non conformità dipende da diversi elementi:
- limite normativo da verificare;
- conversione tra massa del composto e contenuto di fluoro;
- limite di quantificazione del metodo;
- omogeneità e preparazione del campione;
- incertezza di misura;
- matrice analizzata;
- possibili fonti di fluoro non riconducibili ai PFAS ricercati.
La decisione non deve quindi basarsi su una soglia generica valida per ogni prodotto, ma su una valutazione costruita rispetto alla norma applicabile e all’obiettivo del controllo.
Quando è necessario approfondire con la EN 17681?
L’approfondimento con la EN 17681 è indicato quando occorre identificare e quantificare specifici PFAS, soprattutto in presenza di fluoro totale non coerente con la composizione dichiarata o quando la conformità deve essere valutata rispetto a sostanze determinate.
La versione corrente della EN 17681-1:2025 prevede l’analisi di un estratto alcalino mediante cromatografia liquida e spettrometria di massa tandem, LC-MS/MS. L’introduzione dell’idrolisi alcalina amplia la capacità di intercettare determinati precursori e composti correlati che una semplice estrazione con solvente potrebbe non rendere adeguatamente disponibili.
La EN 17681-2:2022 utilizza invece un metodo di estrazione seguito da gascromatografia per rilevare e quantificare determinati composti fluorurati volatili o estraibili nei tessili e nei tessuti rivestiti.
Anche l’analisi target presenta però un limite strutturale: identifica soltanto le sostanze comprese nel pannello analitico e compatibili con il metodo. Un risultato negativo non equivale quindi all’assenza assoluta di qualsiasi PFAS o composto fluorurato.
Come si costruisce un percorso analitico per i PFAS nel tessile?
Un percorso analitico efficace parte dalla valutazione del prodotto e non dalla scelta automatica di un’unica prova. Il primo passaggio consiste sicuramente nella mappatura dei materiali e dei componenti. È necessario individuare quali parti hanno ricevuto trattamenti idrorepellenti, oleorepellenti o antimacchia e quali fornitori o processi presentano un rischio maggiore.
Segue la verifica documentale: composizione, schede tecniche, dichiarazioni dei fornitori, capitolati, restricted substances list, trattamenti applicati e storico delle precedenti forniture.
Su questa base può essere costruito un percorso articolato:
- selezione dei materiali omogenei e dei componenti critici;
- determinazione del fluoro totale come screening;
- confronto con dichiarazioni, storico e funzione tecnica;
- analisi PFAS target secondo EN 17681 quando necessaria;
- valutazione del risultato rispetto alla restrizione applicabile;
- eventuale approfondimento sul processo o sul fornitore.
ISO 20999 ed EN 17681 non sono quindi metodi alternativi. Rispondono a domande differenti e possono essere inseriti in una strategia sequenziale.
Quali verifiche dovrebbe avviare oggi un’azienda tessile?
Le aziende che immetteranno prodotti sul mercato dopo il 10 ottobre 2026 dovrebbero verificare tempestivamente il perimetro di applicazione della restrizione PFHxA.
L’attività dovrebbe concentrarsi innanzitutto sui prodotti destinati al pubblico e sui componenti trattati per ottenere resistenza ad acqua, olio o sporco. Occorre poi valutare l’affidabilità delle informazioni ricevute dai fornitori e stabilire se la dichiarazione documentale sia sufficiente o debba essere supportata da prove analitiche.
Una verifica organizzata prima dell’immissione sul mercato consente di gestire eventuali criticità senza attendere il controllo sul prodotto finito. Può inoltre aiutare l’azienda a qualificare alternative, rivedere capitolati e predisporre un sistema di sorveglianza sui fornitori maggiormente esposti.
Dal dato di laboratorio alla decisione aziendale
La gestione dei PFAS nel tessile richiede di collegare tre livelli: prodotto, metodo analitico e requisito normativo.
La ISO 20999:2026 offre un riferimento armonizzato per lo screening del fluoro totale nei materiali tessili combustibili. Il risultato deve però essere interpretato correttamente: non identifica i singoli PFAS e non costituisce automaticamente una dichiarazione di conformità.
Quando l’obiettivo è verificare limiti applicabili a PFHxA o ad altri composti specifici, il percorso può richiedere analisi mirate secondo la EN 17681 e una valutazione coerente con la matrice, il materiale omogeneo e la restrizione di riferimento.
Questi temi saranno approfonditi il 30 settembre ad Arcore, nel corso dell’intervento di Giovanni Mitaritonna dedicato alla restrizione dei PFAS nel tessile e negli altri materiali, con particolare attenzione al rapporto tra screening del fluoro e analisi mirata dei singoli composti.
Articolo redatto con la supervisione di Giovanni Mitaritonna, Responsabile delle Soluzioni Tecniche sui Materiali presso Chimicambiente .
FAQ
Dal 10 ottobre 2026 tutti i PFAS saranno vietati nei tessili?
No. Dal 10 ottobre 2026 diventeranno applicabili specifici limiti per PFHxA, suoi sali e sostanze correlate in determinate categorie di prodotti. La proposta europea di restrizione generale dei PFAS segue un procedimento separato.
La ISO 20999 può certificare che un tessuto è PFAS-free?
No. La ISO 20999 misura gli alogeni totali, incluso il fluoro totale, ma non identifica tutti i singoli PFAS. Il risultato deve essere integrato con la valutazione del materiale ed eventualmente con analisi target.
Qual è la differenza tra ISO 20999 ed EN 17681?
La ISO 20999 determina il fluoro complessivamente presente nel materiale. La EN 17681 identifica e quantifica specifiche sostanze per- e polifluoroalchiliche comprese nel metodo.
Quali materiali tessili presentano un rischio PFAS maggiore?
Il rischio è generalmente più elevato per tessuti e componenti sottoposti a trattamenti idrorepellenti, oleorepellenti, antimacchia o rivestimenti funzionali, inclusi coating, membrane e accessori tecnici.
Un’analisi PFAS negativa esclude qualsiasi composto fluorurato?
No. Un’analisi target negativa esclude, nei limiti analitici, le sostanze comprese nel pannello utilizzato. Non dimostra necessariamente l’assenza di qualsiasi PFAS o altra sostanza fluorurata.
Fonti
https://www.iso.org/standard/86591.html
https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2024/2462/oj
https://www.dinmedia.de/en/standard/din-en-17681-1/391087872
https://www.chimicambiente.net/iso-20999-e-pfas/fluoro-totale-iso-20999-pfas-materiali/
https://echa.europa.eu/hot-topics/perfluoroalkyl-chemicals-pfas
